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Callisto Cosulich, critico
cinematografico.
“Non è il mezzo tecnico, ma il talento individuale”
Ho l’impressione che ci siano due modi di utilizzare il digitale.
Quello che si fa su mezzi elettronici a volte ha un senso, altre volte,
invece, è per così dire solo un mezzo per fare le nozze
con i fichi secchi, cioè, nel nostro caso, per risparmiare. Il
digitale ha un senso se offre nuove soluzioni espressive ma se non le
offre dov’è il significato? Faccio un esempio: quando Lars
Von Trier gira con cento videocamere “Dancer in the dark”
arriva a soluzioni interessanti. La scena finale, quando la protagonista
viene impiccata e la musica si interrompe, credo che sia una fortissima
condanna della pena di morte. Ecco, in questo caso l’utilizzo delle
telecamere digitali genera soluzioni nuove e originali.
Quando vedo film come quello della De Lillo, che pure aveva una bella
sceneggiatura, penso che il digitale in questo caso strangoli il film,
che finisce per risultare una serie di primi piani e manca completamente
di sfondo. Quando invece George Lucas fa “StarWars” tutto
in digitale lo trovo molto interessante, basta osservare la lavorazione
dei paesaggi che da reali diventano paesaggi “fantasy”: come
dire, dipende da chi lo usa, cioè, c’è chi ha un motivo
espressivo per usarlo e chi invece lo usa solo per risparmiare. Tanto
per fare un altro esempio, è come per il 16mm: Eric Rohmer ha fatto
film in 16mm che erano egregi.
Tra gli italiani esordienti, Garrone, che ora è passato ad una
produzione più sostanziosa e credo in passato avesse fatto piccole
cose in 16mm, si vedeva già che aveva talento, infatti il primo
film girato, “L’imbalsamatore”, secondo me rivela un
talento naturale, un film che non ha pietre di paragone nella tradizione
cinematografica. Anche Nanni Moretti ha iniziato con piccoli video in
8mm ed è finito addirittura a Cannes. Secondo me in generale, un
film deve avere il suo costo, ma poi ovviamente dipende dalla persona,
o dal talento individuale. Sono del parere, ma so di essere in minoranza,
che un principiante dovrebbe avere a disposizione più mezzi e più
soldi ed un regista affermato, invece, meno, perchè ha più
esperienza e conosce già tutti i trucchi del mestiere.
Quindi, per fare fare un parallelismo musicale, ad un giovane agli inizi
darei da dirigere la Filarmonica di Berlino, a un regista già affermato
ed esperto si può chiedere di dirigere anche qualcosa di meno imponente,
saprà cavarne fuori comunque qualcosa di buono proprio grazie alla
sua esperienza. E anche il discorso del budget è un discorso relativo:
ci sono dei film che io guardo e so che sono costati cento milioni e magari
cento milioni per quel fim sono troppi.
David Lean quando ha girato “Passaggio in India”,
a mio avviso ha fatto un film a basso costo, perchè un film così
normalmente costa il doppio, gli attori hanno recitato praticamente gratis,
lui che originariamente era un montatore si è montato il film da
solo. Il risultato è che questo gigantesco film alla fine è
costato sedici milioni di dollari, una cifra assolutamente non alta rispetto
a quelli che sono i costi normali di opere di quel genere, quindi un film
a basso costo. Per ora non credo che l’abbattimento dei costi che
il digitale consente possa dar vita a novità di sorta. Certo bisogna
tenere conto anche di cosa potrà offrire lo sviluppo tecnologico
negli anni a venire.
Negli Usa già ora esistono sale di proiezione che hanno eliminato
l’operatore di cabina e il film viene proiettato in sala direttamente
dal satellite.
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Interventi,
partecipazioni, contributi Filmrecording.
Di volta in volta, il resoconto di una presenza attiva.

Le interviste esclusive
di Bianca Medeccia |
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La stanza della tecnica

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