Iko, videoartista di Rimini.
“I miei video realizzati partendo da fotografie”

Faccio il tecnico informatico da una dozzina d'anni, il mio rapporto con l'informatica è buono. I miei interessi ricreativi spesso si sono materializzati con l'utilizzo di strumenti informatici. Attualmente sto producendo dei video realizzati partendo da fotografie che poi monto su computer con musiche e parole apposite. In "Dipingendo" ho ritratto un angolo di spazio e di tempo in fase ricreativa mentre si dipingeva per l'appunto. Ho fatto circa settecento fotografie a due quadri partendo dalla tela pulita e via via il quadro si compone in due minuti e mezzo di video e musica, sempre autoprodotta con strumenti elettronici (groove box, sintetizzatore), il tutto montato poi assieme con un software per la produzione video.

Possiedo una fotocamera digitale e questo mi ha semplificato molto la vita tagliando i costi di sviluppo delle foto, in un paio d'ore posso scattare quasi ottocento foto per scaricarle poi in un paio di minuti su computer, e ancora editarle o montarle a piacimento.

Naturalmente con l'informatica riesci ad avere un controllo pressochè illimitato su quello che produci e questo è positivo, ma penso che lo spirito di chi produce sia sempre il padrone incontrastato di qualsiasi prodotto che sia arte o meno. Sono un po' vampirizzato dalla parola arte, visto che è un termine spesso abusato e talvolta non voglio proprio rientrare in categorie. Non mi piace parlare molto di quello che faccio, fare è l'unica cosa importante. C'è poco da parlare. Il bello è che nell'atto del fare, nel momento in cui un progetto si materializza nel tempo e nello spazio, subisce in qualche modo una distorsione per un motivo o per un altro, fisico o meno che sia. è questo fattore casuale che mi affascina molto.

Qualche volta non so cosa fare, ma comincio lo stesso a lavorare; poi, lentamente, tutto prende forma e sostanza. Questo è molto stimolante. Sono veramente soddisfatto di fare anche quello che non progetto. Spesso mi accorgo di come anche gli sbagli siano importanti perché aprono porte inaspettate: ingressi nuovi su spazi e soluzioni che in precedenza non avevo considerato. E allora mi lascio trasportare misticamente dagli errori che, generando nuovi punti di vista rispetto ad una creazione, talvolta, la fanno rinascere. Tutto questo per me è essenzialmente un gioco che mi fa provare le stesse sensazioni piacevoli e rilassanti di cui ci si sente impregnati dopo un qualsiasi atto ludico.

Chiaramente il gioco è un’esperienza sociale in cui affiorano comportamenti e atteggiamenti individuali. E giocare per me è anche un po' sognare. Sognare, ad esempio, di volare come una rondine dal balcone di casa tra gli alberi e i fiori dei giardini, e per giardini intendo dipingere, suonare, scrivere, e poi, con i video mettere tutti questi giardini (mondi) insieme nello stesso spazio, uno spazio che con l'informatica diventa multimediale, una multimedialità che però non è più unicamente confinata al settore di intrattenimento. Se dovessi definire l’essenza di quello che faccio direi che è molto simile all’inseguire un frammento di qualcosa che sfugge scintillando, come una cometa. Un qualcosa di luminoso che si sposta nell’aria che ha la valenza di un piccolo sogno, di un desiderio, di un’ispirazione, una chimera dietro la quale mi affanno e che non afferro mai con dovuto tempismo. Forse una specie di metafora della rincorsa del presente o per lo meno del suo lato più magico. È questo frammento intravisto e subito perduto quello che io reinvento e imprimo su un cd rom.

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Ciao Alex