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Marco Filiberti, regista.
“Le novità verranno dalla commistione di linguaggi”
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Mi sono formato una mia opinione su quello che
è il digitale e su quello che sarà lo scenario più
plausibile dei prossimi anni.
Non ho mai girato in digitale, prima di tutto per una scelta stilistica.
Credo che sia molto importante che un regista anche nel momento
dei suoi esordi abbia una sua morfologia grammaticale dal punto
di vista visivo, altrimenti non si spiega perché un individuo
debba scegliere di raccontare attraverso le immagini.
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In questa fase della mia attività il digitale
non ha posto perché ho eleborato una mia morfologia visiva legata
ai contenuti tematici ed espressivi che non si conciliano con la tecnica
del digitale.
La mia però non è una valutazione negativa del digitale.
Trovo che il digitale sia un'arma a doppio taglio: ad esempio, è
molto pericoloso scegliere il digitale per ragioni strettamente economiche.
Un regista che faccia questa scelta, già prima di buttarsi in quella
grande avventura che è il cinema, cede a delle leggi che vincoleranno
in un modo fortissimo e determinante la sua gamma espressiva.
Una scelta di questo tipo la condanno.
Preferisco che una persona aspetti degli anni per realizzare la sua opera,
perché se il suo film è stata pensato con un certo tipo
di trasferimento visivo di quella storia, di quel personaggio, di quegli
avvenimenti, accettare di girare in digitale sia un compromesso troppo
forte.
Se invece un regista parte già con una sua tematica-grammatica
che ospita all'interno un tipo di trasposizione visiva come quella che
può usare il digitale, ben venga.
Certamente tra il vantaggi del digitale c'è sicuramente quello
dell'abbattimento dei costi.
Se una persona parte con esigenze espressive che collimano con le esigenze
del digitale, allora la trovo una gran bella cosa.
Certamente anche chi parte da esperienze completamente diverse come me,
prima o poi dovrà fare i conti con il digitale.
Credo che gli scenari futuri lo ospiteranno sempre di più, e sempre
di più all'interno di opere cinematografiche prestigiose.
A parte qualche caso isolato come Lars Von Trier, per ora questa tecnologia
sembra rimanere legata ad un cinema "off", qualche volta di
ricerca, qualche volta solo mascherato da cinema di ricerca.
Il futuro invece credo lo vedrà sempre più protagonista,
ma penso anche che lo sviluppo dell'alta definizione potrà riservarci
delle grandi sorprese. Fino ad oggi, per quello che riguarda me e le mie
esigenze espressive, l'alta definizione lascia ancora a desiderare.
Anche se per alcuni tipi di ottiche il digitale ci riserva delle bellissime
sorprese, comunque la funzione visiva che ha avuto ed ha la pellicola
è insostituibile.
Non sono contrario al digitale per partito preso.
Infatti ho in progetto un film che potrebbe essere girato parte in pellicola
e parte in digitale.
Infatti uno degli scenari che mi sembrano più attendibili è
proprio quello della commistione dei linguaggi.
Il linguaggio del cinema in pellicola, quello del digitale, il linguaggio
della macchina a mano, quello dei videoclip, la pubblicità, sono
tutte morfologie visive che sono entrate nel patrimonio comune dello spettatore.
Credo che ci saranno interessanti commistioni tra questi linguaggi e questo
che sia l'elemento che potrebbe riservare belle sorprese.
Quello che mi fa molto spavento è il digitale che prende il sopravvento
per ragioni meramente finanziarie.
In questo caso non sarebbe più una scelta sintattica elaborata
e pensata dagli autori che arrivano a scrivere una sceneggiatura cinematografica
legata veicoli espressivi che questo mezzo ci può offrire ma un
adattamento, un ripiegamento ad esigenze economiche proprie o della produzione.
C'è anche da spendere qualche parola sulla situazione della produzione
in Italia: non esistono piu' produttori talent-scout che scoprano e investano
sui nuovi talenti e che consentano a giovani autori di realizzare una
loro opera. Il recente propagarsi dell'uso del digitale molto spesso ha
a che fare semplicemente con il fatto che il cinema ha pochi soldi.
E' ovvio che questo mezzo consente a giovani che non hanno potuto reperire
mezzi di sperimentarsi.
Dall'altro lato c'è il rischio che se il giovane si forma su quel
tipo di modulo, ad un certo punto vedrà il cinema in piccolo, e
vedere il cinema in piccolo è molto pericoloso.
La storia recente del cinema italiano ha dimostrato anche in pellicola
che con questo eccesso di minimalismo siamo passati al provincialismo
e poi a produrre un cinema che non soddisfa né la dimensione spettacolare,
che non è la componente esclusiva che il cinema deve avere ma è
sicuramente una componente che fa parte della popolarità del cinema:
se il cinema è diventato l'arte più popolare del '900 è
anche grazie alla spettacolarità e alla ricchezza visiva che può
offrire e che invece, ad esempio, non appartiene al teatro che è
molto più vincolante da quel punto di vista.
Bene quindi che si possano sperimentare più persone, male che queste
persone perdano l'apprendistato artigianale sulla pellicola.
Il cinema è costoso, la forma d'arte più costosa che esista,
quando si inizia a girare e si inizia a girare in pellicola, e sai che
ogni ciak che dai ha un costo enorme, questo ti porta ad avere un senso
di responsabilità enorme nei confronti di quello che crei, che
ovviamente genera anche grandi tensioni, il formarsi su questo tipo di
scuola crea una coscienza cinemetografica più solida.
L'impressione che ho accumulato girando per varie scuole è che
ci sia troppa leggerezza nel maneggiare questo strumento a basso costo
perché sai che ha delle implicazioni estremamente meno gravi qualora
tu lo utilizzi male.
Secondo me il cinema deve mantenere questa soglia di attenzione molto
alta, una sorta di zona di 'pericolo' nei confronti di questo strumento
così costoso.
Il cinema è una delle poche forma d'arte che da luogo a fenomeni
di divismo, un posizionamento delle persone che lavorano all'interno del
cinema, diverso da quello di qualsiasi altra professione al mondo.
Da sempre il divo del cinema è in assoluto il personaggio meno
legato alla realtà, che vive una dimensione schermica e proiettiva.
Tutti questi aspetti con il digitale verrebbero a cadere.
Reputo sia un pericolo.
Un altro aspetto è che l'apprendistato sulla pellicola sviluppa
una coscienza visiva rispetto agli strumenti ottici, al lavoro che fai
con il direttore della fotografia che sicuramente il digitale non sviluppa.
Si sente parlare molto di ricerca legato a questo nuovo mezzo ma la realtà
è che spesso dietro questa parola si nasconde solo un grande snellimento
di quelle che sono le modalità operative del fare cinema.
Il digitale usato così fa diventare tutto più leggero e
si perde anche quella sacralità nel rapporto tra macchina da presa,
pellicola, set e attore.
A meno che non si sviluppi una nuova una nuova coscienza autorale che
però io ora non vedo, e che non vedo neanche nel cosidetto linguaggio
'Dogma', che è quello che sicuramente ha fatto più passi
in questa direzione.
Il digitale è un linguaggio assolutamente acerbo e confuso: la
cosa che mi preoccupa è che non colgo solidità culturale
forte attorno allo sviluppo di un linguaggio autorale.
Quello che vedo ora è solo superficialità dal punto di vista
del lessico e una grande disinvoltura nell'abbracciare questo mezzo dovuta
essenzialmente alle possibilità di risparmiare denaro.
Da sempre in tutti gli ambiti della produzione artistica si lotta tra
poche persone di vero, autentico, totale talento e tanta superficialità,
improvvisazione, cattivo gusto e mancanza di idee: io dico che forse è
il caso di arginare il pericolo di un'aumento di cattivo cinema anche
e soprattutto facendo capire che un'impegno artistico è anche un
alto impegno finanziario.
Con questo non sto sostenendo che tutto il cinema girato in pellicola
è buono e viceversa quello girato con altri mezzi cattivo.
Dico che è ancora molto presto per avere maturato una coscienza
autorale-visiva adeguata ai mezzi che in questo momento la tecnologia
ci fornisce.
Per ora, quello che ho visto in alta definizione non è assolutamente
un sostitutivo.
Non ci siamo.
Ma non ci siamo se il termine di paragone è la pellicola da 35mm,
se il paradigma è un'altro, allora troviamolo questo paradigma.
Ora come ora ho l'impressione che questo nuovo paradigma ancora non ci
sia.
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Interventi,
partecipazioni, contributi Filmrecording.
Di volta in volta, il resoconto di una presenza attiva.

Le interviste esclusive
di Bianca Medeccia |
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La stanza della tecnica

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